Matematici e poeti

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CasSanDra
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Messaggio da CasSanDra » 01 gen 1970, 01:33

In un saggio pubblicato a New York nel 1947 si legge : \"La matematica è generalmente considerata proprio agli antipodi della poesia. Eppure la matematica e la poesia sono nella più stretta parentela, perché entrambe sono il frutto dell\'immaginazione:la poesia è creazione, finzione; e la matematica è stata detta da un suo ammiratore la più sublime e la più meravigliosa delle finzioni\" ... voi che ne pensate?
<BR>
<BR>
<BR>Beh, questo è uno dei temi che dovrei svolgere come assegno per i mesi estivi... il problema è che quest\' assegno di Italiano e Latino è lungo 7 pagine <IMG SRC="images/splatt_forum/icons/icon_confused.gif"> <BR><BR><font size=1>[ Questo Messaggio è stato Modificato da: CasSanDra il 2002-06-14 16:19 ]</font>

miccia
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Messaggio da miccia » 01 gen 1970, 01:33

Ciao!
<BR>Che titolo ostico!!
<BR>beh, piuttosto che matamatica e poesia, sono simili poesia e filosofia, o matematica e filosofia,secondo me, .. la proprietà transitiva non vale + di tanto (ma cmq un po sì)
<BR>Ciaciao
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FrancescoVeneziano
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Messaggio da FrancescoVeneziano » 01 gen 1970, 01:33

C\'è Lewis Carroll!
<BR>CaO (ossido di calcio)
Wir müssen wissen. Wir werden wissen.

DD
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Messaggio da DD » 01 gen 1970, 01:33

La matematica è simile alla poesia come lo è ad ogni altra arte. Alla filosofia secondo me un po\' meno: si incrociano nella logica, più che altro.
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<BR>-------
<BR>\"La matematica è l\'arte di dare lo stesso nome a cose diverse\" (Poincaré)
<BR>
<BR>(mentre si diceva spesso, già ai suoi tempi: \"la poesia è l\'arte di dare nomi diversi alla stessa cosa\")
[img:2sazto6b]http://digilander.iol.it/daniel349/boy_math_md_wht.gif[/img:2sazto6b]

Lucio
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Messaggio da Lucio » 01 gen 1970, 01:33

Matematica e Filosofia sono collegate in modo strettissimo. Non solo nella logica.

sergio_vanni
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Messaggio da sergio_vanni » 01 gen 1970, 01:33

Dante e i numeri
<BR>
<BR>Un illustre statistico del ‘900 (Rodolfo Benini, Dante tra gli splendori dei suoi enigmi ed altri saggi, Edizioni dell’Ateneo, Roma, 1952) ha scritto numerosi saggi tesi a dimostrare che Dante fosse un profondo conoscitore della matematica e delle scienze del suo tempo. Quello che cito è solo un esempio del lavoro e delle tesi di Benini.
<BR>
<BR>Benini ricorda che, per Dante, nel Convivio, rima, in senso largo, significa “tutto quello parlare che in numeri e tempo regolato in consonanze cade”. In base a questo concetto egli aveva atteso a distanziare in numeri e tempo regolato le profezie e tutte le note salienti della Trilogia, quando presentassero, tra loro, un nesso di complementarità o apparissero come fasi di un medesimo avvenimento od avessero altri legami. Il Poeta scelse, in particolare, come moduli di misura degli intervalli, il famoso 666 dell’Apocalisse ed il 515 (cinquecento, dieci e cinque del Canto XXXIII del Purgatorio) soli o combinati nelle più varie maniere. Il Benini ha trovato circa un centinaio di casi di applicazione di tali moduli nella Commedia, per cui è assolutamente escluso che possa trattarsi di un fatto accidentale: la probabilità che una simmetria del genere si verifichi per caso e non per volontà del poeta è calcolabile e risulta essere infinitesimale.
Il delitto non paga, paga il mandante

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FrancescoVeneziano
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Messaggio da FrancescoVeneziano » 01 gen 1970, 01:33

Forse più che per volontà del poeta... per volontà di chi interpreta la Divina Commedia ed è deciso nel trovare a tutti i costi un particolare significato.
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Antimateria
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Messaggio da Antimateria » 01 gen 1970, 01:33

Non sono un espertone in materia... <IMG SRC="images/splatt_forum/icons/icon21.gif">
<BR>Però propenderei per dare ragione a FrancescoVeneziano. Povero Dante, si è smazzato più di 10000 versi endecasillabi in rima concatenata... Riuscire a fare un\'opera del genere, che oltretutto abbia anche un contenuto letterario così elevato, mi sembra già abbastanza difficile, senza aggiungere moduli ricorrenti o altre amenità!!!

DD
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Messaggio da DD » 01 gen 1970, 01:33

Bah...
<BR>C\'è gente che ritiene che nella Torah ci sia scritto tutto il futuro, basta solo leggere le lettere ad intervalli regolari e si trova tutto... peccato che abbiano previsto solo il passato. A costoro qualcuno ha obiettato che per una questione di statistica è molto probabile che si trovi quasi tutto quel che si cerca, e rispondendo a una sfida ha trovato in Moby Dick - in almeno tre posti diversi per ciascun fatto - l\'assassinio di Kennedy, la morte di Diana e l\'attacco alle Torri Gemelle
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Antimateria
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Messaggio da Antimateria » 01 gen 1970, 01:33

Infatti, adesso che ci penso, dovrebbe essere proprio così!!! Quello che mi spaventa, è il punto in cui si dice che i moduli per gli intervalli sono 666 e 515, combinati nelle più varie maniere. In effetti i due numeri sono coprimi, quindi si può esprimere qualunque intero con una loro combinazione lineare. Ci credo allora che, scegliendo i moduli opportunamente, si riesca a far saltare fuori praticamente tutto quello che si vuole, dalla Divina Commedia o da qualunque testo sufficientemente grande!!!
<BR>\"la probabilità che una simmetria del genere si verifichi per caso e non per volontà del poeta è calcolabile e risulta essere infinitesimale\"
<BR>Mmm... mi piacerebbe vedere una dimostrazione di questa cosuccia, perchè a occhio mi pare tutto il contrario.
<BR>Questi letterati... non finiranno mai di sorprendermi...
<BR>
<BR> <IMG SRC="images/splatt_forum/icons/icon21.gif"> [addsig]

lordgauss
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Messaggio da lordgauss » 01 gen 1970, 01:33

Azz... ho letto solo ora questo topic... permettetemi di entrare in polemica, ma devo dare ragione a... Sergio Vanni.
<BR>Vediamo:
<BR>Non sapendo che fare, una volta mi sono letto un saggio di Umberto Eco sull\'interpretazione. Fondamentale, egli sostiene, per valutare quanto buona sia un\'interpretazione è il criterio di economicità, ovvero quanto deve aggiungere il critico alle parole dell\'autore per rendere plausibile la propria interpretazione.
<BR>L\'economicità è dunque legata ai seguenti parametri
<BR>1) ATTINENZA delle tematiche incontrate nell\'interpretazione con quelle già note dell\'intera opera
<BR>2) RIPROPOSIZIONE delle tematiche incontrate nell\'interpretazione in altre opere dell\'autore o comunque di autori della sua epoca
<BR>
<BR>[nota: l\'autore deve essere diverso da Dio, altrimenti il discorso cade <IMG SRC="images/splatt_forum/icons/icon_wink.gif">]
<BR>
<BR>Dunque...ATTINENZA e RIPROPOSIZIONE sgombrano il campo da interpretazioni antieconomiche tipo quelle di Moby Dick.
<BR>
<BR>Veniamo ora a Dante...
<BR>La tematica numerologica è ATTINENTE con l\'argomento della Commedia e in generale all\'pera di Dante? Certo, e per stessa ammissione di Dante, v. il bravo riportato da Sergio Vanni. Inoltre... stiamo parlando di 666, numero attinente per definizione con l\'inferno.
<BR>La tematica numerologica è RIPROPOSTA in Dante? Naturalmente, e qui vi è il più largo accordo della critica. Faccio un esempio: La Vita Nuova. Gran parte di voi avrà una qualche antologia scolastica a scuola... vi è certamente cenno alla questione.
<BR>Da notare poi che nel Medioevo la numerologia era \"scienza\" diffusissima... in Europa sostituiva la matematica cosiccome l\'alchimia prendeva il posto della chimica.
<BR>
<BR>Infine è ovvio che con i numeri si può giocare (come simpaticamente osserva antimateria <IMG SRC="images/splatt_forum/icons/icon_wink.gif"> )... c\'è da vedere se i risultati ottenuti giocando hanno una qualche giustificazione...
<BR>a me per le ragioni di cui sopra pare che in questo caso ce ne siano.
<BR>Se non siete convinti rispondete, l\'argomento ha un qualche interesse.
<BR>
<BR>Ciao,
<BR>lordgauss

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