Polymath o Monomath

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Carlein
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Polymath o Monomath

Messaggio da Carlein » 10 feb 2008, 14:46

Volevo sapere voi cosa ne pensate della seguente questione che nel nostro caso coinvolge sia riflessioni distaccate ma anche analisi dei propri obbiettivi:In che misura oggi è possibile ancora aspirare ad essere quelli che un tempo venivano chiamati matematici universali?Ovvero secondo voi oggi ha ancora un senso ed è ancora legittimo pensare di potersi dedicare attivamente a più di un campo scientifico?Oppure il livello di specializzazione per ciascuna disciplina è oramai così alto che costringerebbe questo aspirante polymath ad essere un superficiale cialtrone in ciascuna materia?è ovvio che io non sto pensando a casi estremi come Von Neumann,ma intelligenze più comuni.
Penso che chiarire questa cosa sia importante:chiunque è dotato di una reale curiosità e chiunque ami sfide intellettuali,non fa nette(piccole sì perchè anche il gusto fa la sua parte)distinzioni tra matematica,fisica,informatica,chimica neuroscienze etc...Chi è incuriosito dalle proprietà dei numeri primi,difficilmente resiste alla tentazione di poter occuparsi delle interpretazioni circa la struttura dell'universo,del funzionamento del cervello,o di qualsiasi altra cosa veramente importante da conoscere.Dunque secondo voi è possibile praticamente aspirare a tutto ciò o è solo una romanticheria scema?
Lo stolto è colui che dice quello che sa.Il saggio è colui che sa quello che dice.
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FrancescoVeneziano
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Messaggio da FrancescoVeneziano » 10 feb 2008, 19:19

Se per "dedicarsi attivamente" intendi apportare un contributo originale, temo proprio che sia ormai impossibile. Cosa ancor più triste, il livello di specializzazione in tutte le scienze è ormai tale che è quasi impossibile conoscere a fondo una singola materia ("la matematica", "la fisica") e si può semmai aspirare ad essere esperti di un particolare settore.
Oltre alla considerevole e sempre crescente mole di studio necessaria per raggiungere le frontiere della ricerca, non si deve sottovalutare quella necessaria per rimanere al passo con le conoscenze più nuove; la velocità della ricerca scientifica è aumentata enormemente perché sempre più persone vi si dedicano e gli strumenti di natura tecnologica progrediscono costantemente, anche solo tenersi aggiornati sugli ultimi sviluppi può impegnare una notevole quantità di risorse intellettuali.

Considera però che le persone che si sono dedicate attivamente a più campi della scienza non sono poi molte nella storia, e le intelligenze più comuni dovrebbero essere più che contente se riescono a padroneggiare pienamente un campo della conoscenza.

Questo non deve assolutamente spingere alla chiusura mentale: l'eccessiva specializzazione, che nasce da una difficoltà oggettiva, è dannosa per l'avanzamento della scienza perché porta alla frammentazione della comunità scientifica in gruppi che parlano linguaggi diversi, mentre sappiamo tutti che le scoperte più importanti si ottengono mettendo in relazione fenomeni scollegati e gettando ponti tra aree lontane della scienza.
Come reazione naturale a questo fenomeno sono nate le collaborazioni scientifiche, che in passato erano molto meno diffuse; oggi è normale che gli articoli scientifici siano scritti da più persone, questo perché chi nelle proprie ricerche si imbatte in un problema di natura diversa, che non sa risolvere, cerca l'aiuto di un esperto di quel campo.

Per quel che mi riguarda, cerco di attenermi alla massima
Thomas Huxley ha scritto:Try to learn something about everything and everything about something.
La matematica mi piace ed è il mio lavoro, ma anche tenermi informato a livello un po' più che divulgativo sulle altre scienze, senza considerarmi un esperto, mi interessa e contribuisce alla mia realizzazione personale.
Wir müssen wissen. Wir werden wissen.

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